Allergia al veleno di imenotteri

Oltre 5 milioni di italiani ogni anno vengono punti dagli imenotteri: , circa 4-5 di essi su 100 sviluppano una reazione allergica.

In Italia, gli insetti più frequentemente responsabili di manifestazioni allergiche gravi sono gli imenotteri pungitori, di cui solo la femmina è provvista di veleno, ed in particolare l’ape (Apis mellifica), la vespa (Polistes spp), il giallone (Vespula spp) ed il calabrone (Vespa spp).

Di importanza molto rilevate è il riconoscimento, da parte del soggetto che viene punto, dell’insetto.

Le api appartengono alla famiglia degli Apidi e vivono in colonie molto numerose (le arnie). Sono scarsamente aggressive in condizioni normali: pungono solamente quando si sentono minacciate o quando il loro nido è in pericolo. Possiedono un pungiglione seghettato che rimane infisso nella cute nella sede della puntura. Dopo la puntura l’insetto muore rapidamente perché insieme al pungiglione perde una parte del proprio intestino. È importante ricordare la presenza del pungiglione nella sede di puntura perché è un elemento fondamentale nel riconoscimento dell’insetto

Le vespe, i gialloni e i calabroni appartengono alla famiglia dei Vespidi. In genere il loro pungiglione è liscio e non viene perso con la puntura. Per questo motivo uno stesso insetto può pungere diverse volte. Costruiscono nidi cartacei di fibre di legno.

Le vespe del genere Polistes (o “vespe dai nidi di carta”, in inglese “paper wasp”) sono di dimensioni medie (non oltrepassano 15 mm di lunghezza), con un torace stretto ed un addome ovalare, possono essere di colore rosso, marrone, nero o striato.

Le vespe del genere Vespula dette gialloni o “vespe terragnole”, presenti in Italia soprattutto a fine estate, appartengono alla specie Vespula germanica ed alla specie Vespula vulgaris. Come il calabrone hanno un addome tronco a livello dell’inserzione al torace, con caratteristiche strisce gialle e nere. Formano nidi voluminosi, sotto il terreno od in luoghi riparati e disabitati. Sono carnivore e molto aggressive ed il loro pungiglione permette più punture senza causare danno all’insetto (solo una minoranza di gialloni può lasciare il pungiglione nella cute del soggetto).

I calabroni (genere Vespa) appartengono principalmente a 2 specie:

la Vespa crabro diffusa su tutto il territorio italiano e la Vespa orientalis presente esclusivamente nelle regioni meridionali. Sono di grosse dimensioni (circa 35 mm di lunghezza), di colore bruno, con addome tronco a livello della sua inserzione al torace e variegato di giallo. Costruiscono nidi voluminosi (vespai) nei cavi degli alberi, negli anfratti di muri o muraglioni. Sono attratti dalle sostanze zuccherine per cui si incontrano in particolare nella tarda estate – autunno (periodo della vendemmia). La loro puntura è particolarmente dolorosa.

Il veleno presente nel pungiglione degli Imenotteri contiene:

  • sostanze con attività tossica e irritante che provocano in tutti i soggetti una reazione locale nella sede di puntura con dolore, arrossamento, gonfiore. Reazioni generalizzate di tipo tossico si possono osservare in caso di punture multiple contemporanee ma solitamente compaiono più tardivamente e si sviluppano più lentamente rispetto alle reazioni allergiche
  • sostanze allergizzanti capaci di sensibilizzare soggetti predisposti, che in seguito ad una successiva puntura possono presentare reazioni allergiche anche gravi ad insorgenza immediata (entro pochi minuti o comunque entro un’ora dalla puntura) con rapida progressione dell’intensità.

Le reazioni allergiche, mediate da anticorpi di tipo IgE, possono essere di varia gravità:

  • Reazioni locali estese: edema (gonfiore) nella sede della puntura con diametro superiore a 10 centimetri di durata di almeno 24-48 ore.
  • Reazioni generalizzate: possono interessare vari organi ed apparati con quadri di diversa gravità.

Le reazioni alle punture di Imenotteri possono essere molto gravi e, in alcuni casi, anche mortali se non viene effettuato un tempestivo intervento medico. E’ quindi indispensabile che la persona colpita si rivolga ad un centro specializzato per una corretta diagnosi e stabilire, in base alla gravità della reazione riportata ed al rischio di una successiva puntura, la strategia preventivo-terapeutica migliore.

 

Reazioni generalizzate (classificazione di Mueller)

  • Grado I (lieve): Orticaria generalizzata, prurito, malessere generale, ansia.
  • Grado II (moderata): edema generalizzato, costrizione toracica, fischio espiratorio, vertigini, dolore addominale, nausea, vomito.
  • Grado III (grave): dispnea (difficoltà a respirare), disfagia (difficoltà a deglutire), disfonia (voce rauca), stato confusionale, angoscia.
  • Grado IV (shock): cianosi, caduta della pressione, incontinenza sfinterica con perdita di feci o urine, perdita di conoscenza.

 

Il rischio di reazioni allergiche gravi, in occasione di una successiva puntura in soggetti sensibilizzati, dipende dal grado di gravità della reazione presentata in seguito all’ultima puntura:

  • meno del 5% nei soggetti che hanno presentato una reazione locale estesa svilupperà una reazione generalizzata ad una successiva puntura
  • 50 – 65%  di coloro che hanno avuto una reazione generalizzata svilupperà invece una reazione analoga o più grave.

 

Gli apicoltori e coloro che svolgono per motivi di lavoro o di hobby attività all’aria aperta sono soggetti “a rischio”. Nella categoria degli apicoltori il rischio di reazioni allergiche risulta inversamente proporzionale al numero di punture ricevute per anno; gli apicoltori punti molto frequentemente (più di 50 per stagione) raramente sviluppano reazioni generalizzate in quanto vanno incontro ad una desensibilizzazione “spontanea”. Qualora però non vengano punti per un certo periodo di tempo (che varia da soggetto a soggetto, ma spesso di diversi anni), possono perdere l’immunità acquisita ed avere reazioni generalizzate in occasione di una nuova puntura.

Le punture al capo o al collo provocano in genere reazioni più gravi.

L’ape inocula da 50 a 100 microgrammi di veleno per puntura mentre i vespidi inoculano da 5 a 15 microgrammi di veleno per puntura. I soggetti allergici al veleno d’ape presentano pertanto un rischio maggiore di reazioni generalizzate alla successiva puntura.

La diagnosi si basa sulla storia clinica riportata dal soggetto (riconoscimento dell’insetto pungitore, numero di punture, tipo di sintomi, latenza di tempo tra puntura ed inizio dei sintomi) e sui test cutanei e di laboratorio per accertare la presenza di un’allergia IgE-mediata. I test cutanei, eseguiti con estratti purificati di veleno d’imenotteri (prick test e test intradermici), costituiscono la principale prova della sensibilizzazione al veleno di Imenotteri e si effettuano non prima di 4 settimane dalla puntura in oggetto presso Centri Allergologici Specializzati.

 

La ricerca nel siero delle IgE specifiche non è sufficiente da sola ai fini della diagnosi e soprattutto della scelta del veleno per l’immunoterapia specifica ma permette una valutazione delle IgE specifiche del paziente in assenza di rischi di reazione anafilattica.

L’immunoterapia è l’unico trattamento in grado di garantire una protezione completa (95-98%) in caso di nuova puntura, permettendo al paziente allergico di condurre una vita normale.

 

L’immunoterapia specifica è indicata nei pazienti con test diagnostici positivi che hanno presentato reazioni allergiche generalizzate gravi (grado III e IV) o reazioni allergiche generalizzate di grado lieve/moderato (grado I e II) in soggetti ad alto rischio di esposizione o con reazioni ripetute ed ingravescenti.

 

L’immunoterapia consiste nell’iniezione sottocutanea di veleno in dosi crescenti per stimolare la produzione di anticorpi di classe diversa rispetto alle IgE e quindi evitare la comparsa di sintomi in occasione di puntura di insetto. Può essere condotta con modalità convenzionale o secondo uno schema di tipo rapido (rush therapy). Una volta raggiunta la dose di mantenimento di 100 microgrammi di estratto la terapia viene continuata con un intervallo crescente tra le somministrazioni. L’immunoterapia con veleno di Imenotteri, per il rischio di reazioni, deve essere sempre eseguita in ambiente ospedaliero adeguatamente attrezzato e da personale esperto.

 

Tutti i soggetti con accertata allergia al veleno d’Imenotteri, anche quelli che hanno avuto reazioni locali estese, devono sempre portare con sé un preparato a base di adrenalina per autosomministrazione  da impiegare prontamente in caso di precoce comparsa di sintomi gravi, e cioè:

  • edema della glottide (sensazione di costrizione alla base della lingua con difficoltà a deglutire, cambio del tono di voce o difficoltà a respirare)
  • sintomi cardiovascolari (disturbi della vista, vertigini, calo della pressione)
  • asma (tosse, sibili espiratori, difficoltà a respirare)
  • angioedema viscerale (forti dolori a livello gastrico e/o addominale, vomito, diarrea).

 

L’autoiniettore di adrenalina permette di somministrare il farmaco per via intramuscolare nel giro di pochi secondi.

L’adrenalina è l’unico farmaco in grado di agire tempestivamente in tutti i casi di improvvisa e generalizzata reazione allergica (“reazione anafilattica”) di qualsiasi origine; quanto prima viene somministrata, alla comparsa dei primi sintomi, tanto maggiore ne è l’efficacia. Cortisonici ed antistaminici, anche se somministrati endovena, possono mascherare i sintomi e causare un ritardo nella somministrazione del farmaco salvavita. La tachicardia è un effetto collaterale normale e di breve durata.

Dopo l’autosomministrazione dell’adrenalina il soggetto deve comunque ricorrere al numero unico di emergenza nazionale perché l’adrenalina ha un’azione rapida ma di breve durata.

 

Pagina realizzata grazie al contributo scientifico della dott.ssa Elena Penza e  del dott. Matteo Borro.